Roma, 6 febbraio 2017.

La mostra Arte e Politica , promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e curata da Costantino D’Orazio, è il quarto appuntamento del ciclo di mostre OPERE DALLA COLLEZIONE che intende valorizzare la collezione permanente del MACRO, esposta a rotazione nelle sale museali, e permettere la visione delle opere in deposito a un vasto pubblico in uno spazio appositamente dedicato, le Sale Collezione di via Nizza. Il progetto ha preso il via nel maggio 2015 con L’altra metà dell’arte. Un percorso al femminile ne lla collezione MACRO dedicato alle donne artiste della collezione, proseguendo nel novembre 2015 con Egosuperegoalterego . Volto e Corpo Contemporaneo dell’Arte. Con la mostra Segni, alfabeti, scritture.

Arte e Politica, opere dalla Collezione #4 presenta una selezione di opere della collezione permanente del MACRO legate al tema dell’impegno politico, sociale e civile. A partire dalle demolizioni operate dal regime fascista a Roma negli anni Trenta e immortalate da celebri dipinti di Mario Mafai e della Scuola Romana, passando per la cronaca delle manifestazioni di piazza, evocate dal Comizio di Giulio Turcato (presente anche con il dipinto Le Rovine di Varsavia ), il percorso della mostra giunge alle riflessioni più recenti, in cui gli artisti contemporanei maturano un atteggiamento più disincantato nei confronti dei fatti socio-politici.

Come nell’opera Punizioni di Maurizio Cattelan (unico prestito da collezione privata), che ha raccolto una serie di fogli su cui dei giovani studenti hanno scritto, a mo’ di penitenza, la frase “Fare la lotta in classe è pericoloso”: l’artista, come fosse un maestro, ha corretto con la penna rossa ciascuna frase trasformando l’affermazione in “Fare la lotta di classe è pericoloso”. Questo lavoro è lo specchio del rapporto più distaccato che gli artisti hanno costruito con il proprio tempo.

Gli echi delle lezioni sulla rivoluzione tenute da Joseph Beuys – presente in mostra grazie a due fotografie di Mimmo Jodice – e registrate sulle sue lavagne, si avvertono nella ricerca che da tempo Alfredo Jaar conduce sulle orme di Antonio Gramsci a Roma, dove è stato realizzato il suo light-box in mostra.

La fiducia di Kendel Geers negli ideali politici, affermata dalla sua scritta al neon Believe fotografata da Claudio Abate, si contrappone alle saracinesche ormai senza peso di Perino & Vele, tra i più ironici artisti italiani delle ultime generazioni. Sul suo solco si colloca il ritratto di famiglia di Adrian Paci, che ha trasformato in opera il proprio accidentato percorso di immigrazione dall’Albania all’Italia. Più sofisticati gli sguardi di Felice Levini, del quale sarà riallestita Italia per incognita , e di Alberto Zanazzo, che riflette sul sacrificio umano di Auschwitz attraverso una composizione geometrica concettuale.

Dal tocco delicato e intenso dell’opera di Michal Rovner alla memoria indagata da Fabio Mauri, fino alla raffinata denuncia sociale di Pascale Marthine Tayou, la mostra affronterà anche l’impegno “politico” di Carla Accardi e l’attenzione ai drammi ecologici di Ines Fontenla, fino all’utopia di un museo della memoria palestinese di Khalil Rabah. Fuori dal coro, come spesso accade, la voce di Nico Vascellari, di cui risuonerà idealmente l’eco della performance Cuckoo , le cui tracce risiedono nella scultura presente al MACRO.

Elenco degli artisti in mostra: Claudio Abate • Carla Accardi • Maurizio Cattelan • Ines Fontenla • Alfredo Jaar • Mimmo Jodice • Felice Levini • Mario Mafai • Fabio Mauri • Adrian Paci • Perino&Vele • Khalil Rabah • Michal Rovner • Pascale Marthine Tayou • Giulio Turcato • Nico Vascellari • Alberto Zanazzo

Arte e Politica, opere dalla Collezione #4 . A cura di Costantino D’Orazi. Apertura al pubblico fino il 10 maggio 2017. MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma Sale Collezione, Via Nizza 138. Roma. Orario: da martedì alla domenica ore 10.30-19.30 (la biglietteria chiude un’ora prima) Chiuso il lunedì. Ufficio Stampa Zètema Progetto Cultura Patrizia Morici.

Pubblicato da Félix José Hernández.

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