Il bel gioco di Giuseppe Tabacco

Roma, 9 ottobre 2015.

Il bel gioco è il titolo suggestivo della mostra promossa dall’Assessorato alla Cultura e allo Sport di Roma – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali al Museo delle Mura dal 20 settembre al 18 ottobre 2015, che presenta installazioni site-specific di Giuseppe Tabacco. La mostra è a cura di Raffaella Rinaldi, i servizi museali sono di Zètema Progetto Cultura.

Per Giuseppe Tabacco il bel gioco del titolo si riferisce alla dimensione ludica dell’arte. “Come tutti sappiamo (o dovremmo sapere), il gioco, se serio e corretto, è parte fondamentale della felicità di un essere umano e della sua libertà. L’arte, ovviamente, è anche questo”. Nel progetto di mostra al Museo delle Mura l’artista ha “giocato” con lo spazio senza vincoli di relazione con l’architettura, lavorando maggiormente sulla memoria, sulla storia e sul valore (ancestrale) dei materiali usati. I titoli delle installazioni, si riferiscono a luoghi e oggetti che riguardano le origini dell’umanità e sono, in forme diverse, fonte di necessità, di conoscenza e di bellezza.

Tre le installazioni presentate: “Pozzo”, “Isola” e “Quadri”, dislocate al secondo piano del Museo, lungo il percorso che si snoda tra le due torri e il corridoio panoramico che valica la via Appia. La prima, “Pozzo”, al centro dell’ovale del piano di calpestio della prima torre, evoca un vero pozzo ed è costruita su base ottagonale con vecchi mattoni sovrapposti, fino a raggiungere l’altezza di circa 120 cm. Sul fondo, visibili sporgendosi leggermente all’interno, sono collocati dei blocchi di cera vergine.

La seconda, ”Isola”, posta sul pavimento del corridoio, è costituita da una massa di cera d’api. La forma è irregolare, come la planimetria di un’isola, e misura circa sette metri di lunghezza, circa un metro di larghezza e dieci/trenta cm di altezza.

La terza installazione, “Quadri”, sistemata nella seconda torre, è formata da tre trittici di antiche finestre dismesse, deteriorate dal tempo. Solo in alcune di esse l’artista è intervenuto con inserti di cera d’api a realizzare dei veri e propri quadri che dialogano con la superficie consunta del legno, rappresentativi e tipici del suo lavoro. In altre, le finestre fungono da cornici a pezzi di muro delle pareti. I trittici poggiano sul pavimento e sui muri ricurvi delle pareti.

Giuseppe Tabacco è nato nel 1956 a Roma, dove vive e lavora. Ha iniziato ad esporre le sue opere nel 1989, in una mostra personale nella chiesa sconsacrata di S. Maria ad Nives a Rimini. Una sua opera, realizzata nel 1991, è stata donata dall’artista al Museo Laboratorio di Arte Contemporanea dell’Università “La Sapienza” di Roma. Da allora, ha partecipato a numerose mostre collettive e personali e ad iniziative culturali interdisciplinari in istituzioni pubbliche e private. Per citarne alcune: nel 1997 alla mostra sull’arte a Roma organizzata e curata dalla Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea negli spazi dell’ex mattatoio di Testaccio; dal 2001 ad oggi, con le Associazioni Culturali “Lift Gallery”, “Futuro”, “TraleVolte” e “Brecce per l’arte contemporanea”; nel 2004 alla mostra degli artisti finalisti del premio pan-europeo di pittura Lexmark European Art Prize al Palazzo della Triennale di Milano e nel 2005 al ciclo di conferenze sul tema “lo strumento” presso l’Università di Roma “La Sapienza”, nell’ambito del corso di Progettazione Architettonica Assistita diretto dal Prof. Antonino Saggio; l’anno successivo è apparso sulla rivista di architettura “IL PROGETTO”, un testo critico di Gabriella Dalesio sulla sua opera. Negli ultimi anni, dal 2007 ad oggi, l’artista ha collaborato con l’Ass. Cult. “TraleVolte” e con “Brecce per l’arte contemporanea”, con le quali ha esposto in mostre personali e collettive. Nel 2014 ha esposto a Rothemburg, in Germania, nella mostra collettiva “Rom in Rothemburg” presso un’ala del Kriminalmuseum. La sua più recente esposizione personale è del 2012, presso la Sala S. Rita, curata da Raffaella Rinaldi con testi in catalogo della curatrice e di Costantino D’Orazio.

Félix José Hernández.

Hispanista revivido.