Roma, 17 ottobre 2015.

Il Festival ha scelto quest’anno Il Presente come proprio focus tematico, a partire dal quale è possibile elaborare una riflessione, mediante il mezzo fotografico, circa le molteplici dinamiche di comunicazione, interazione e relazioni che caratterizzano il vivere contemporaneo.

In un mondo in costante e repentina accelerazione, la pratica fotografica – i cui meccanismi di produzione e di distribuzione sono ormai pressoché immediati – si presenta come arte privilegiata per fissare e definire il presente, per osservarlo e per delimitarne i confini.

Il Presente è quindi il tema centrale che funge da filo conduttore delle varie sezioni del Festival. Oltre alla collettiva principale – dedicata al presente della fotografia italiana attraverso una selezione di artisti tra cui Olivo Barbieri, Fabio Barile, Federico Clavarino, Nicolò Degiorgis, Stefano Graziani, Allegra Martin, Domingo Milella, Francesco Neri, Sabrina Ragucci, Flavio Scollo, Giovanna Silva, Paolo Ventura – si segnalano le mostre personali di Paul Graham, Rachel de Joode, Kai Wiedenhöfer, Giovanni Cocco & Caterina Serra, Joachim Schmid, Martin Bogren, Mohamed Keita, e la XIII Commissione Roma affidata quest’anno a Hans-Christian Schink e Paolo Pellegrin.

Prosegue l’impegno del Festival nella promozione di giovani talenti e nuovi linguaggi fotografici con i numerosi premi e call: Open Call for Artists, Premio Graziadei per FOTOGRAFIA, Little big press, PhotoTales – Call for Multimedia Projects, Premio IILA.

Anche quest’anno FOTOGRAFIA contribuisce a consolidare a Roma un forte circuito dedicato alla fotografia contemporanea, con una serie di mostre collaterali che coinvolgono sia Accademie di Cultura straniere – importante quest’anno la collaborazione con l’American Academy in Rome e l’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo – sia spazi espositivi istituzionali e gallerie private.

Una sezione del Festival è inoltre interamente dedicata al presente dell’editoria fotografica nazionale con una selezione tra i più interessanti editori, librerie e autori di pubblicazioni self-published italiani, che presentano le loro pubblicazioni durante i primi tre giorni inaugurali.

IL PRESENTE LA MOSTRA COLLETTIVA:

La collettiva di questa edizione, curata da Marco Delogu e Alessandro Dandini de Sylva, presta particolare attenzione al presente della fotografia italiana con l’esposizione dei lavori fotografici di importanti artisti nazionali.

Olivo Barbieri “site specific_ROMA 14”
Da sempre attento alle trasformazioni metropolitane e al rapporto tra reale e virtuale, per questo nuovo progetto Olivo Barbieri si rifà al lavoro realizzato per la Commissione Roma 2004. Allora ha fotografato da un elicottero la città usando la tecnica del fuoco selettivo, partendo dall’idea che la città, vista da lontano, appare come un grande plastico in scala, dominata da un tempo immobile che pure è il nostro presente. Collegandosi a questo progetto, Olivo Barbieri propone a FOTOGRAFIA 2015 il suo nuovo lavoro site specific_ROMA 14 che fotografa dall’alto il plastico della città di Roma che si trova presso il Museo della Civiltà Romana.

Giovanna Silva “Narratives/Relazioni”
Lo sguardo di Giovanna Silva segue i ritmi delle trasformazioni locali e geopolitiche che stanno riplasmando il nostro mondo. Come nei racconti di viaggio di fine Ottocento, le sue fotografie sono un atto di ricerca consapevole e al tempo stesso un’esplorazione degli accadimenti della realtà contemporanea. Negli anni, Giovanna Silva ha viaggiato e fotografato nei paesi in guerra o in crisi, creando un’antologia di storie per immagini di quelle nazioni attraverso i loro paesaggi.

Federico Clavarino “Italia O Italia”
Tessendo una rete di rimandi, associazioni e tranelli, Clavarino si rivolge – con quella dose di ironia che solo una relazione intima consente – alla monumentale staticità del paesaggio italiano, investendola di rinnovate allegorie. Così, prima di diventare fotografie, questi frammenti sono le città di Calvino, i versi di Montale, i vuoti di De Chirico, i colori di Morandi. La storia della rappresentazione dell’Italia si manifesta, più vivida del suo storicismo.

Domingo Milella “Index”
Da alcuni anni cerca, grazie alla fotografia, un alfabeto per affrontare il presente. Ha iniziato dalle periferie, dal paesaggio familiare, poi si è spinto molto oltre iniziando un viaggio globale, che pian piano lo ha attirato verso le terre più antiche e il mondo arcaico. Un viaggio che, afferma l’artista, lo ha portato fino a perdere il presente da cui aveva iniziato, come si è persa l’anima di tante cose in un’epoca confusa che crede troppo a immagini e tecnica. Il soggetto del suo lavoro è il tempo, la memoria e la smemoratezza, l’ignoranza, la bellezza e la
violenza.

Fabio Barile “Homage to James Hutton”
Negli anni successivi al terremoto del 2009 a L’Aquila spesso la fotografia è stata usata per documentare la vita della comunità locale, dopo il disastro che ha causato numerose vittime e enormi danni al territorio. Homage to James Hutton sposta lo sguardo sull’enigma del paesaggio naturale della regione, sovrapponendo a vedute fotografiche disegni tecnici del geologo Antonio Moretti. Linee di diversi colori ricoprono le forme naturali, lasciando immaginare il novero di forze invisibili in azione su quei rilievi, formazioni rocciose, avvallamenti.

Flavio Scollo “OMO”
Il 20 luglio del ’69 l’astronauta Neil Armstrong mise piede per la prima volta sulla Luna lasciando impressa la forma ovale dello scarpone, che divenne presto talmente iconica da divenire parte integrante del paesaggio lunare. 350.000 anni prima alcuni appartenenti ad una delle tante specie di homo esistite lasciavano le loro
impronte sulla superficie di un complesso vulcanico nel casertano. Entrambe le orme sono testimoni di grandi imprese dell’uomo, dell’incredibile capacità di superare abilmente gli ostacoli tecnologici e naturali. Oggi come ieri gli uomini sono in movimento per sete di conoscenza o per sopravvivenza L’uomo com’è oggi, deve la sua esistenza proprio a questa spinta.

Nicolò Degiorgis “Peak”
All’esplorazione dell’idea di “casa”, “patria”, “luogo natale” sono votati i più recenti progetti di Nicolò Degiorgis, che ha rivolto il proprio sguardo sul presente del territorio stretto tra le Dolomiti Cadorine e la laguna di Venezia, il profondo Nord-Est d’Italia. Muovendo da solide premesse sociologiche, la sua attenzione si è spostata dalla complessità del panorama umano all’incanto delle formazioni di roccia e sabbia, indistintamente cime alpine o cumuli di terreno delle cave locali. Le immagini, accostate a due a due, si susseguono secondo un
preciso gradiente tonale, che dal nero assoluto delle vedute in notturna culmina nel chiarore abbagliante dei picchi innevati.

Stefano Graziani “Salto Grande Estasi”
Uno sciatore spicca il volo da un trampolino e Stefano Graziani ferma il tempo, e poi ancora e ancora, fino all’atterraggio morbido in fondo alla discesa. L’estasi del salto si traduce in sequenza di istanti, in frazioni di un gesto. Vediamo lo sciatore in aria e seguiamo la sua planata senza movimento, ogni volta immobile e lontano dalla sua ombra. Insistendo sul volo con gli sci nel suo momento più magico, Stefano Graziani ritorna a parlare di fotografia e del presente isolato da tutto il resto. Un tempo infinito che esiste solo nella “secchezza” del linguaggio fotografico, capace di spezzare qualsiasi traiettoria e trasformare ogni gesto in segno.

Francesco Neri “Farmers”
Francesco Neri da anni lavora con il grande formato 8’ x 10’, realizzando ritratti e fotografia d’ambiente. Nella serie dei contadini, Neri riesce nel suo proposito di fotografare i luoghi a lui vicini, producendo immagini che rinnovano una tradizione del ritratto ben radicata nella storia della fotografia, soprattutto americana, senza dimenticare la lezione di Sander. I ritratti di Neri ci mostrano come il corpo di questi anziani contadini e delle loro mogli, con le posture che hanno assunto davanti all’obiettivo, sia stato modellato da anni di faticoso lavoro della terra, da consuetudini di vita e di relazione.

Allegra Martin “AM”
Per Allegra Martin la fotografia isola frammenti di realtà e li consacra ad un eterno presente, che si rinnova continuamente, ogni qual volta l’immagine viene visitata. Le fotografie sono per natura ambigue e sospese; non riproducono la realtà, ma la mistificano, la alterano, ne ripropongono una versione parziale e selettiva, ma che contiene molto di più di ciò che è visibile. Con questa serie che ritrae A.M., ragazza incontrata alla fermata dell’autobus, Allegra Martin evoca uno spazio intimo e un tempo sospeso, presente, in cui avviene il tentativo di
riconoscersi l’una nell’altra, di ritrovare quello che è perduto e quello che non è ancora stato.

Sabrina Ragucci Giorgio Falco “Trenta novembre”
Trenta novembre è un’opera in progress, fatta di fotografie e scrittura. Paesaggi ri-visti. Spazi abbozzati. Architetture che non vanno al loro posto. Persone fotografate o ritrovate in un archivio familiare e privato come se potessero essere ospitate nella mente altrui. Per il suo lavoro Sabrina Ragucci trae ispirazione dall’esperienza dello scrittore Giorgio Falco. Falco ha cercato per alcuni anni di scrivere, invano, un testo intitolato Trenta novembre, in cui il senso di estraniamento – da se stesso, dal mondo – partiva proprio dalla cupezza atmosferica e scarsità di luce nell’hinterland sud di Milano, il presente nebbioso e offuscato, che combatteva contro il tentativo della memoria di restituire qualcosa di nitido, sottraendolo all’oblio, alla morte.

Paolo Ventura “Homage à Saul Steinberg”.
Il senso del lavoro di Paolo Ventura è la domanda, che resta aperta, su quanta parte di te bambino riesci a tenere crescendo e quanto scompare diventando adulto. Si ispira a una fotografia di Saul Steinberg in cui c’è Steinberg che tiene per mano se stesso bambino, una riproduzione a grandezza naturale di quando aveva 8 o 9 anni. Nelle fotografie di Paolo Ventura cè suo figlio Primo che indossa una divisa fatta fare da suo padre per Ventura stesso quando avevo la sua età. In questo modo, è come se il fotografo tornasse bambino tramite suo
figlio, in un gioco evidente di vero/falso, teatro/realtà che lascia spazio alle ambiguità e alle contraddizioni del presente: diventare adulto, restare bambino.

FOTOGRAFIA – Festival Internazionale di Roma. IL PRESENTE XIV edizione. Fino al 17 gennaio 2016. MACRO. Sala Enel #1 e #2 – Foyer – Spazio Area – Auditorium. Via Nizza 138, Roma. Promosso dall’Assessorato Cultura e Sport di Roma – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, organizzato da Zètema Progetto Cultura, con la direzione artistica di Marco Delogu.

Félix José Hernández.

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