Roma, 11 giugno 2016.

Carissima Ofelia,

Ieri ho avuto l’oportunità di visitare la bellissima mostra L’Arte del Sorriso. La caricatura a Roma dal Seicento al 1849, al Museo di Roma Palazzo Braschi. Mi hanno offerto gentilmente questa documentazione che ti sto inviando con la presente.  Ti  prego di  inoltrarla agli amici che conoscono la lingua di Dante.

Sarti, cappellaie e rammendatrici di calze, accanto a soffiatori di vetro, burattinai e musicisti. Ma anche servitori gobbi che fanno bella mostra di sé a fianco a personaggi del calibro di papa Benedetto XIV e del cardinale Silvio Valenti Gonzaga, immortalati nel celebre quadro di Giovanni Paolo Pannini. Sono le 120 opere esposte nella mostra L’Arte del sorriso. La caricatura a Roma dal Seicento al 1849, al Museo di Roma dal 9 giugno al 2 ottobre 2016, e provenienti da diverse istituzioni culturali (Palazzo Chigi di Ariccia, Accademia Nazionale di San Luca, Archivio Storico Capitolino, Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini, Istituto Centrale per la Grafica di Roma, Museo del Risorgimento di Roma e la Collezione d’Arte della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca) oltre che dal Gabinetto delle Stampe di Palazzo Braschi.

L’esposizione, promossa da Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è a cura di Angela Maria D’Amelio, Simonetta Prosperi Valenti Rodinò, Simonetta Tozzi, con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura. Catalogo a cura di Campisano Editore.

A lungo ritenuta un genere minore, la caricatura è tuttavia presente nella produzione di molti grandi artisti, da Leonardo ad Annibale Carracci, a Gian Lorenzo Bernini che per molti aspetti è considerato il vero iniziatore di questo peculiare tipo di ritratto irriverente. Ma è solo nel Settecento che l’arte della caricatura, forma artistica affidata quasi esclusivamente al disegno, ha iniziato ad affermarsi acquisendo una sempre maggiore impostazione intellettualistica.

Come già nel secolo precedente, la caricatura a Roma nel XVIII secolo mirava a ‘colpire’ non la collettività ma il singolo personaggio, com’è evidente nella prolifica produzione di Pier Leone Ghezzi (1674-1755), protagonista indiscusso di questo genere, soprannominato il ‘Cavaliere delle caricature’ per la sua abilità nel ritrarre con arguzia natura e costumi degli uomini di ogni ceto sociale.

Altro magnifico interprete fu l’architetto pontificio Carlo Marchionni (1702-1786) che, con la sua penna bonaria, si dedicò alla caricatura per svago e diletto ma con grande qualità grafica e profondità d’introspezione psicologica. Anche un suo allievo, Giuseppe Barberi (1746-1809), coltiverà assiduamente questo genere parallelamente alla quotidiana attività di architetto raffigurando, oltre i membri della propria famiglia, molteplici personaggi tra nobili, intellettuali, diplomatici, collezionisti, prelati, artigiani e venditori ambulanti.

Con differente stile i tre artisti ci offrono una capillare e sagace cronaca della loro epoca non solo attraverso le caricature ma anche, e soprattutto, con le annotazioni manoscritte poste a margine  dei disegni, relative alla vita pubblica e privata dei personaggi ritratti. Una sorta di “diari figurati” che, con le loro microstorie, ci regalano uno spaccato sociale assolutamente inconsueto e affascinante.

Con la fine del Settecento si conclude la fortunata stagione della caricatura a Roma, gradualmente soppiantata dalla vignetta satirica quale illustrazione di una stampa politica e strumento di critica sociale. Sull’esempio dei primi due giornali satirici francesi La Caricature (1830-35) e Le Chiarivari (1832-93) – entrambi fondati a Parigi da Charles Philipon e aperti alla collaborazione di disegnatori quali Honoré Daumier, Grandville, Paul Gavarni – a Roma ne nascono molti simili, tra i quali spicca il notissimo Don Pirlone. Di stampo socialista e anticlericale, esso abbandona definitivamente il tono indulgente della caricatura settecentesca per uno assai più immediato e incisivo, di forte impegno civile.

La caricatura fu utilizzata da artisti e dilettanti d’ogni tempo per mettere in ridicolo sia uomini insigni che gente comune. Tale produzione, a torto considerata minore, nonostante venga praticata da personaggi di alto livello qualitativo come Leonardo, Annibale Carracci, Gian Lorenzo Bernini, il vero iniziatore di  tale genere artistico, si affermerà soltanto nel Settecento.  Similmente al secolo precedente, la peculiarità della caricatura a Roma nel XVIII secolo fu quella di ‘colpire’ non la collettività ma il singolo personaggio, come si evince dalla prolifica produzione di Pier Leone Ghezzi, Carlo Marchionni e Giuseppe Barberi i cui disegni, tutti conservati presso il Museo di Roma, costituiscono il nucleo più cospicuo e prezioso dell’intera mostra. Con differente felicità espressiva i tre artisti ci offrono una sagace cronaca della loro epoca sia attraverso i ritratti caricati di molteplici personaggi che mediante le glosse manoscritte in calce, a loro relative; una sorta di “diari figurati” che ci regalano uno spaccato sociale inconsueto e affascinante. Con la fine del secolo si conclude la fortunata stagione della caricatura a Roma, gradualmente soppiantata dalla vignetta satirica quale strumento di critica sociale. Sull’esempio dei primi mordaci giornali francesi, a Roma ne nascono molti del genere, tra i quali spicca il notissimo Don Pirlone, di stampo socialista e anticlericale.

Seicento: Il vero padre del genere caricaturale fu Gian Lorenzo Bernini, che con la sua penna arguta si divertì a ritrarre i personaggi più in vista del tempo caricandone i difetti in modo tale da renderli immediatamente riconoscibili, ma anche inconfondibilmente ridicoli nella loro deformazione.  Al modello berniniano, ancorato alla visione del singolo personaggio, si attennero molti altri artisti a Roma che praticarono questo genere, quali Giovan Battista Gaulli, Ciro Ferri, Pietro de’ Rossi, Pierfrancesco Mola nonché Carlo Maratti, il quale si dedicò a disegnare ‘teste caricate’ nel periodo della sua maturità, più studi sulla fisiognomica umana che vere e proprie caricature. E’ noto, infatti, che la teoria classicista aveva assolto tale genere sia perché iniziato da Annibale Carracci e praticato dal Domenichino, sia perché intendeva l’arte mimesis, ovvero imitazione della natura, dove l’artista interviene per cercare non il bello ideale, ma la ‘bellezza della deformità’.

Settecento: Artisti, ecclesiastici, aristocratici e gentiluomini Pier Leone Ghezzi, Carlo Marchionni e Giuseppe Barberi raffigurano, in modo acuto e brillante, natura e costumi degli uomini di ogni ceto sociale del cosmopolita clima cittadino. Nobili, prelati, artisti, popolo minuto sono i protagonisti di questa sezione espositiva, il cui ritratto caricato viene spesso affiancato a quello ufficiale, in modo che dal confronto risulti evidente come il ‘volto comico’ diventi in questo secolo  l’alter ego di quello ‘sublime’, capace di svelare i lati nascosti del carattere dell’effigiato, laddove il ritratto aulico celebra e induce all’apprezzamento. Adottando un tono bonario, lontano da quello mordace della satira di ambito europeo, i tre artisti ci regalano una divertente ed esaustiva panoramica sulla società dell’epoca sia mediante i ritratti che le puntuali annotazioni che li accompagnano, facendo sì che una gran quantità di notizie eterogenee vadano ad arricchire biografie di personaggi già noti e, soprattutto, se ne conoscano altre trascorse più o meno anonime.

La moda e i suoi mestieri La sensibilità di Giuseppe Barberi nel cogliere i caratteri individuali si manifesta anche nella puntuale registrazione delle fogge dell’abbigliamento: dagli abiti di gala di nobili e aristocratici, alle vesti di lavandaie, sarte, operai, artigiani e venditori diversi che spesso indossano i costumi popolari dei luoghi di provenienza. Barberi dedica tuttavia un’attenzione particolare agli abiti e alle acconciature ostentati nella vita di società dai personaggi femminili più in vista. Nel corso di circa venti anni descrive l’evoluzione del costume interpretando le sue bizzarrie con lo stesso spirito affascinato e ironico che ispirava l’illustrazione della moda nella contemporanea stampa francese e inglese. Gli abiti esposti della collezione del Museo di Roma testimoniano la fedeltà dell’artista nell’interpretare la linea dei modelli e le decorazioni dei vestiti indossati dai protagonisti delle sue icastiche scenette.

Popolo minuto, mestieri, luoghi di intrattenimento Numerosi sono i disegni che ritraggono il composito microcosmo cittadino, caratterizzato da una infinità di gente minuta appartenente alle categorie sociali più basse, all’epoca una fetta considerevole della popolazione. Alcuni personaggi, quali nani e storpi vengono ritratti senza alcuna intenzione moraleggiante e la loro figura, anziché suscitare commiserazione o pietà diventa oggetto di scherno, magari bonario e affettuoso. Grande attenzione è poi rivolta ai numerosi mercanti e venditori ambulanti, che si potevano incontrare quotidianamente sia per le strade che nei grandi poli commerciali. Tra i molti aspetti della vita sociale e culturale dell’epoca un posto di rilievo lo occupano il teatro e il mondo dello spettacolo, che Ghezzi, Marchionni e Barberi frequentano e per diletto e per motivi professionali. I primi due dedicano, inoltre, molte caricature alla popolare maschera di Pulcinella, la cui fortuna si deve anche e soprattutto alle sue connessioni con il teatro.

Ottocento: Satira politica e di costume Sull’esempio dei primi giornali satirici francesi, come Le Chiarivari, intorno al 1848, in coincidenza con i moti rivoluzionari  in Italia e, in particolare, a Roma viene fondato un gran numero di riviste di questo tipo, tra le quali il notissimo Don Pirlone, di stampo socialista e anticlericale, che abbandona definitivamente il tono indulgente della caricatura settecentesca per uno stile più incisivo, di forte impegno civile.  In questa sala sono esposti alcuni disegni e incisioni di satira politica e di costume che offrono uno spaccato ‘caricato’ della società romana tra il primo e il secondo quarto del XIX secolo. Tra scene di caffè e teatri, parodie di maestri e scolari, liti tra archeologi alle prese con gli scavi al Colosseo spiccano i gustosi acquerelli di Lindström, artista svedese, dedicati a Bartolomeo Pinelli e ai pittori stranieri residenti all’epoca a Roma.

L’ARTE DEL SORRISO.  LA CARICATURA A ROMA DAL SEICENTO AL 1849 Museo di Roma Palazzo Braschi 9 giugno – 2 ottobre 2016.

Ufficio Stampa Zètema Progetto Cultura:  Chiara Sanginiti.

Un grande abbraccio, dalla splendida Città Eterna,

Félix José Hernández.

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