SIRIUS. Where the dog is buried, Lehndorff &Trülzsch

Roma, 25 novembre 2015.

Domani 26 novembre 2015, nella prestigiosa sede del Museo d’arte contemporanea MACRO di Roma, verrà inaugurata la mostra “SIRIUS – Where the dog is buried” della coppia di artisti tedeschi Lehndorff/Trülzsch, che si inserisce nell’ambito della XIV edizione del FOTOGRAFIA Festival Internazionale di Roma dal titolo “IL PRESENTE”. Per la prima volta in Italia, la mostra presenterà sette grandi fotografie e sedici piccole polaroids testimoni del ‘bodywork’ sperimentato dai due artisti già dai primi anni della loro collaborazione nata nel 1970.

FOTOGRAFIA – Festival Internazionale di Roma è promosso da Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, organizzato da Zètema Progetto Cultura, con la direzione artistica di Marco Delogu.

Dal 1984 al 1988, gli artisti Vera Lehndorff e Holger Trülzsch lavorano alla serie ‘SIRIUS’ (presentata per la prima volta nel 1986 alla Bette Stoler Gallery a New York), un progetto realizzato in Italia, a Prato, all’interno di magazzini di indumenti usati, che prende il suo titolo dalla omonima costellazione, Sirius, detta anche Stella del Cane, la più brillante del cielo notturno, la guida dei viaggiatori. Il sottotitolo ‘Where the Dog is Buried’ viene coniato per la prima volta in occasione dell’esposizione alla Scott Hanson Gallery di New York nel 1988.

Le foto vengono realizzate sullo sfondo di pile di stracci colorati, trasferendo sul corpo della modella/artista l’immagine astratta creata dalla materia variopinta per poi sparire, mescolandosi nell’accumulo di tessuti, diventando quasi invisibile. L’esposizione viene accompagnata da una selezione di polaroids che catturano i diversi momenti del lavoro, come una traccia completa del processo creativo.

Trülzsch dipinge il corpo di Lehndorff riproducendo una mimesis dell’area circostante. Entrando a far parte dello spazio, il corpo sostituisce l’area riprodotta, talvolta fino a sparire completamente. Il corpo diventa un dipinto e il dipinto si fonde con il muro e scompare, come scriveva Gary Indiana nel 1985.

Una suggestione surreale che, a partire dal concetto di objet trouvé, descrive una metamorfosi poiché il corpo, fondendosi con lo sfondo, lo evidenzia, rappresentando se stesso all’interno di qualcos’altro.

In questo senso lo spettatore viene invitato a ricercare l’essenza delle cose e ad andare oltre l’apparenza in un ‘gioco di perdizione’ in cui il desiderio di sparire diventa contemporaneamente anche quello di apparire; la maschera non solo nasconde ma rivela.

Così commenta Trülzsch in una intervista: “I felt like a Pygmalion, having a fearful vision that beauty could turn into a mostrous creature; well, it did, in a quite and satirical manner. And technically, it was an incredible challenge for me to paint in a hyperrealistic way, like in an old master’s fresco technique”.

Vera Lehndorff, nasce nel 1939 in Königsberg/Kaliningrad. Dal 1958 al 1961 studia pittura e design al Fachschule für Gestaltung, Hamburg. Nel 1961 Lehndorff arriva in Italia, dove continua a dipingere; a Firenze viene scoperta dal fotografo Ugo Mulas cominciando la sua carriera da modella diventando da qui a pochi anni famosa in tutto il mondo con il nome di “Veruschka” affermandosi come una delle più importanti top model nel mondo. Nel 1963 conosce l’artista Salvator Dalì che la introduce al Surrealismo e con il quale realizza numerose performance artistiche e fotografie.

Attraverso questa esperienza, Vera impara a concepire il suo corpo come un mezzo artistico. Nel 1968 infatti si dipinge come una pietra nel film diretto dal fotografo Franco Rubartelli, sperimentando la pittura e il disegno su foto-immagini di se stessa. Nel 1970 incontra l’artista Holger Trülzsch con il quale comincerà una lunga collaborazione artistica. Porta avanti contemporaneamente progetti personali come la serie di foto in bianco e nero che la ritraggono coperta di cenere nelle strade di New York, esposte al MoMa-PS1 nel 2001, lavorando successivamente ad altri progetti come Veruschka Self-Portraits (2000) e producendo l’installazione e il video Burning City (1996). Dal 2005 vive e lavora a Berlino.

Holger Trülzsch, nasce nel 1939, vive e lavora a Parigi e Berlino. Dal 1960 al 1965 studia pittura e scultura presso l’Academy of Fine Arts a Monaco di Baviera (Akademie der Bildenden Künste, München); è vicino ai membri del SPUR, WIR e Geflecht groups. Nel 1961, durante l’esposizione del Gruppo Zero presso la NOTA Gallery a Monaco, incontra Otto Piene che lo introduce all’arte cinetica e informale, in particolare all’arte lumino-cinetica. Nel 1965, Trülzsch lavora alla relazione tra pittura, scultura e suono.

Dal 1970, in collaborazione con Vera Lehndorff, usa l’affresco e le tecniche anamorfiche, fissando la natura effimera dei body paintings in tableaux fotografici. La combinazione di pittura e fotografia è essenziale per creare l’illusione, facendo apparire e sparire il corpo rispetto allo sfondo. Fino al 1988, Vera Lehndorff / Holger Trülzsch realizzano numerose serie di body paintings come “Oxydation” (1973), “Striptease” (1973), “Eruption a creation of a mask” (1973) e “Mimicry dress art” (1973).

Insieme a J. F. Chévrier and F. Hers, è stato il co-fondatore, membro e il curatore artistico dell’esposizione”Mission Photographique de la Datar” (1985, Palais du Tokyo, Parigi), una delle più grandi missioni in Europa del XX secolo. Il lavoro di Holger Trülzsch crea una connessione tra fotografia, pittura, disegno, video, scultura, suono e luce, realizzando grandi installazioni e interventi in esposizioni e spazi pubblici.

FOTOGRAFIA – Festival Internazionale di Roma. IL PRESENTE – XIV edizione. Lehndorff/Trülzsch. SIRIUS – Where the Dog is Buried a cura di Valentina Moncada. Inaugurazione: giovedì 26 novembre 2015 ore 18.00 Apertura al pubblico: 27 novembre 2015 – 17 gennaio 2016. MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma. Sala Enel – via Nizza 138 – ROMA. Ufficio Stampa MACRO: Patrizia Morici.

Pubblicato da Félix José Hernández.

Hispanista revivido.