Firenze, 30 settembre 2016.

Fino al 2 ottobre, John Currin, tra i più apprezzati artisti del nostro tempo, sarà protagonista di un grande evento al Museo Stefano Bardini di Firenze. Si tratta della prima mostra personale di Currin in uno spazio pubblico italiano.

Pittore sofisticato per tecnica e cultura visiva, Currin è conosciuto e apprezzato per ritratti elegantissimi e scene anche lascive interpretate con un ironico, impudico realismo. Nei suoi dipinti, molte volte quadri di piccolo formato, Currin dissimula una conoscenza spiccata della storia dell’arte e un gusto assai sofisticato della composizione figurativa. Con ambientazioni mai banali e sottintesi sarcastici, e una scelta dei soggetti che ricordano per definizione formale anche la grafica di riviste patinate o pornografiche, l’artista statunitense ha saputo ridefinire la ritrattistica contemporanea.

L’interpretazione dell’eros femminile, e della psicologia borghese americana, risulta nelle sue opere quasi surreale o grottesca, estremamente perturbante.  Ma la sua satira figurativa non è mai urlata, o plateale, mai caricaturale o di cattivo gusto. Le sue figure, vestite o atteggiate come comparse di romanzi rosa o come imperturbabili manichini di un centro moda, dallo spirito zelante anche nel caso di pratiche sessuali solitarie o di gruppo, svelano segni ed espressioni di inequivocabile alterazione psico-fisica. L’anatomia sproporzionata, o prospetticamente deformata, l’espressione facciale, altera l’ideale rappresentazione del corpo o del volto femminile rinascimentale. In questo senso la sua pittura si situa nella scia di Pablo Picasso e di Willem de Kooning piuttosto che su quella di John Singer Sargent o di Edward Hopper. Una  pittura di prima, ma sempre lussuriosa, o meglio una sorta di colta e raffinata “volgarizzazione” dell’arte figurativa classica, permette a Currin di esaltare la pittura stessa, e con essa definire una nuova forma di bellezza artistica che si avvantaggia in effetti di una inedita immaginazione o “maniera” figurativa.

Quei corpi e quei volti, a volte resi perfino disdicevoli, appaiono belli in virtù della loro trasfigurazione pittorica, attraverso la ricercata volgarizzazione del codice classico.  In alcuni dipinti  donne e uomini fanno sesso come interpretando una scena porno, i suoi personaggi vivono il corpo e la sessualità in maniera esibizionistica e alterata. Sembrano recitare a soggetto in una scenografia allestita per un film o un selfie. In questo senso Currin ricerca e attiva qualcosa di paradossale: tra reale e fittizio, tra contemplazione e voyerismo, tra osceno e raffinato, tra verità fotografica e invenzione figurativa. Figure illanguidite o intorpidite, non per via di droghe o pratiche estreme, quanto piuttosto per fiacchezza morale sono il pretesto artistico per dipingere con deliberata onestà e studiata franchezza liberandosi di ogni nostalgia accademica e di ogni ideologica avversione verso la pittura figurativa.

Mai sgradevole, mai disgustoso, e mai scontato, Currin affronta generi e stili diversi scegliendo e alternando temi e registri differenti come il ritratto, la natura morta, l’osceno e il triviale, il lirico e il sentimentale. La sua abilità si manifesta in ritratti eseguiti con pennellate veloci e sprezzanti come in Frans Hals e Édouard Manet  in nature morte eseguite con la perizia calligrafica di un pittore olandese rinascimentale, in tappezzerie e mazzi di rose di una freschezza impressionistica. La nudità viene ostentata, così come i genitali, che appaiono esibiti con minuziosa impudicizia,  allo stesso modo di una capigliatura, di una stoffa, di un elemento di decoro o di arredo, di un servizio di porcellana, di una caraffa ricolma di acqua, di un tacchino o di un astice.

Spesse volte le donne ritratte in accoppiamenti o conversazioni galanti, sorridono e digrignano, soffrono e godono nello stesso istante e modo. Rabbia, isteria, sintomatici difetti inscrivono termini da ‘commedia’ all’interno di nobili composizioni. In molti casi dietro la scintillante bellezza, la lussureggiante sensualità, affiora un senso di vacuità e di glaciale indifferenza, come se il benessere e il lusso, avessero reso insensibili pelle e anima, trasformando l’amore romantico in apatico consumo sessuale. Le sue donne possono essere superdotate (seni e fianchi rotondi e gonfi), o al contrario esibiscono la propria magrezza, una sterilità che è sia del corpo sia dell’anima.

La voracità sessuale sembra una conseguenza esagerata della frigidità morale di una classe sociale plasmata dal lusso e dal consumo. Allo stesso tempo si avverte un senso di genuino stupore di fronte al miracolo della pittura quando con essa è dato immortalare il trascorrere della vita in un’espressione o in una forma, una sensazione elettrizzante o piacevole, un sentimento di benevolenza o compassione in una linea o in un colore fissando per sempre quel magico momento in cui l’esserci stesso di una cosa, o di una donna, di un’espressione  non tramonta ma risorge pittoricamente ogni volta e per sempre.

Nella sua carriera, Currin, ha affrontato generi e soggetti nobili e volgari, in modo ora oltraggioso e perfino grottesco, svelando difetti, vizi, pene, idiosincrasie, il lato patologico della libido e quello angoscioso dell’eccitazione, inscrivendo ogni elemento perturbante, fosse anche la sofferenza, il dolore, l’angoscia, in una superficie pittorica analoga o contraria. La stesura pittorica, infatti,  appare ora sprezzante e veloce ora lenta e meditata, ora puntigliosa e meticolosa ora immediata e beffarda. In mostra saranno presentati una serie di dipinti inediti per l’Italia, scelti dall’artista in dialogo con le straordinarie raccolte di pittura e scultura del Museo Stefano Bardini, grandissimo antiquario e collezionista fiorentino del XIX secolo. Si tratta di ritratti familiari (Rachel, sua moglie, i tre figli Francis, Hollis e Flora), di ritratti allegorici (Flora, The Penitent, The Lobster) e di ritratti muliebri (Bent Lady, Anna, Big Hands), di nudi femminili (Nude in a convex mirror), opere presentate per la prima volta in Italia affiancate a Madonne donatelliane, bronzetti e porcellane, cornici intagliate, dipinti seicenteschi, sculture lignee medievali.

Sono esposti pure alcuni disegni, a ben rappresentare la prodigiosa tecnica di Currin, in dialogo con la “sprezzatura” grafica di Tiepolo e Piazzetta, di cui  al Museo Bardini si conserva una serie assai pregevole di esemplari.  In occasione della mostra, curata da Antonella Nesi e Sergio Risaliti, verrà pubblicato un catalogo (Forma edizioni) con riproduzioni a colori delle opere di John Currin, saggi critici dei curatori e  un’intervista di Angus Cook all’artista. La mostra promossa dal Comune di Firenze, è organizzata dall’associazione Mus.e, in collaborazione con Gagosian Gallery e con il sostegno di Faliero Sarti.

John Currin è nato nel 1962 a Boulder in Colorado. Ha conseguito la laurea in Belle Arti nel 1984 presso  la Carnegie Mellon University a Pittsburgh e nel 1986 il master, sempre in Belle Arti, presso la Yale University nel Connecticut. Mostre personali sono state organizzate nel 1995 presso il Fonds Regional d’Art Contemporain a Limousin in Francia  e  presso l’Institute of Contemporary Art di Londra.  Nel 2003 ha esposto  all’Aspen Art Museum di Colorado con la mostra New Work 7: John Currin, Works on Paper e al Museum of Contemporary Art di Chicago, dopo essere stato ospite presso la Serpentine Gallery di Londra e il Whitney Museum of American Art di New York. Il 2011 è l’anno della mostra John Currin meets Cornelis van Haarlem al Frans Hals Museum in Olanda e infine al Museo Stefano Bardini di Firenze nel 2016. Currin ha partecipato inoltre a numerose esposizioni collettive tra le quali: al Museum of Modern Art di Vienna nel 2008; al Stiftung Museum Kunstpalast in Germania, sempre nel 2008; a Le Consortium Dijon in Francia nel 2012; al New Museum  di New York nel 2013; alla Royal Academy of Arts nel 2015 a Londra e nello stesso anno al Whitney Museum of American Art di New York. Attualmente vive e lavora a New York.

John Currin Paintings. Una mostra a cura di Antonella Nesi e Sergio Risaliti.

Ufficio Stampa. Opera Laboratori Fiorentini – Gruppo Civita: Salvatore La Spina,  Barbara Izzo – Arianna Diana.  Comune di Firenze: Elisa Di Lupo.  Muse.e: Daniele Pasquini.  Gagosian Gallery: Matilde Marozzi.

Un grande abbraccio, dalla splendida Città dei Medici,

Félix José Hernández.

 

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